Fusioni bancarie: “Processo inevitabile, ma nei piccoli territori resta il deserto”

In un nuovo appuntamento di "Pillole di Economia", il prof. Lucio Lamberti torna sulle aggregazioni bancarie illustrando pro e contro di un processo oramai inevitabile.




15mila dipendenti, circa 2milioni e mezzo di conti correnti e clienti, 1000 filiali. Questi i numeri registrati a seguito dell’integrazione di UBI Banca in Intesa Sanpaolo, conclusasi definitivamente lo scorso 12 aprile.

Proprio di fusioni bancarie parliamo oggi con il prof. Lucio Lamberti in un nuovo appuntamento di Pillole di Economia.

Perché le fusioni bancarie sono così importanti?

La fusione di UBI e Intesa Sanpaolo ha dato il via a un grande cambiamento a cui si assisterà sempre più frequentemente nei prossimi mesi. Una tendenza, quella delle fusioni bancarie, accelerata dall’emergenza Covid-19 e dalla necessità di fronteggiare la crisi rafforzando il proprio ruolo.

Esistono diversi fattori che spingono verso questa evoluzione. Le grandi banche cercano dimensioni per aumentare la propria leadership domestica e per consolidare la figura di player importante a livello europeo”, ci spiega il prof. Lucio Lamberti, docente di Economia all’Università ‘San Raffaele’.

Anche la digitalizzazione dei processi bancari rappresenta un ulteriore incentivo a questa corrente di aggregazioni. “Le banche voglio incrementare i servizi che possono offrire, prevedendo una maggiore standardizzazione degli stessi e abbandonando il business tradizionale del credito sul territorio”.

Ma quali sono gli effetti su territorio e occupazione?

Indubbi i benefici che tali aggregazioni porteranno: si potrà fare affidamento a istituti bancari più solidi in tutta la loro organizzazione. Di quelli che, invece, sono i punti critici ce ne parla l’economista. “Diminuzione della forza lavoro e concentrazione territoriale sono gli effetti più evidenti. Ad oggi stiamo assistendo a una desertificazione bancaria in alcune aree. Man mano che le direzioni si spostano e si concentrato, con la diminuzione del numero delle filiali e con la perdita di autonomia, le piccole imprese perdono il loro interlocutore”.

Ogni evoluzione, come questa avviata dalle fusioni bancarie, porta con sé effetti di ogni entità e necessita di tempo per creare un assestamento che crei benefici a tutti, grandi ma anche piccole imprese. Come conclude il prof. Lamberti: “C’è bisogno di biodiversità. C’è bisogno delle grandi banche, ma anche delle banche sul territorio. Siamo un sistema produttivo molto frastagliato sul territorio, le piccole imprese non sono capaci di comunicare con una banca troppo grande. Abbiamo bisogno anche di interlocutori semplici e vicini”.


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