“Un indovino mi disse”: un must nei classici della letteratura di viaggio

Tiziano Terzani racconta un anno epico, trascorso in Asia, alla ricerca di ritmi perduti. Lontano dal moto impetuoso della civiltà moderna

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“Un indovino mi disse”, un libro di Tiziano Terzani
newsby Lorenzo Grossi5 Dicembre 2021


Chissà cosa sarebbe successo se in quella lontana primavera del 1976 Tiziano Terzani non fosse andato proprio da quell’indovino cinese che gli aveva profetizzato il seguente destino: “Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai!”. Se avesse continuato imperterrito a prendere gli aerei, beh, allora questo libro (forse) non sarebbe mai nato.

L’essenza della meravigliosa avventura che Terzani compì dal 1° gennaio 1993 fino alla fine del gennaio 1994 riguarda storie avvincenti, raccontate senza mai togliere i piedi da terra. Spostandosi con tutti i mezzi possibili: in treno, in nave, in auto, e talvolta anche a piedi. Ma senza volare. Questa era la regola ferrea e inderogabile che il celebre scrittore e giornalista fiorentino s’impose per quell’anno, per dare retta a quell’indovino, incontrato per caso (?) quasi vent’anni prima.

Dal Laos al Vietnam, fino ad arrivare a Singapore: il lungo viaggio di Terzani

Terzani si promise anche che, dovunque fosse arrivato quell’anno, sarebbe andato a trovare l’indovino locale più conosciuto; il santone del posto, il mago più stimato. Giusto per farsi dare una sbirciata nel proprio destino. Ogni volta, però, che riusciva a incontrare questa figura, per quanto tendesse a riconoscersi nelle parole pronunciate, si accorgeva che era quasi naturale far collimare la realtà raccontata alla verità reale. Insomma: era come fare la rima a ‘indovino’. Fu così che ebbe comunque inizio un anno epico, alla riscoperta della sua amatissima Asia. Una scelta dettata soprattutto dalla volontà di riappropriarsi della propria vita, dei propri ritmi. Senza dover cedere al moto inutile e impetuoso della civiltà moderna.

“Un indovino mi disse” (1995, Longanesi) è l’occasione di riscoprire i confini, di varcare le frontiere. Di colmare le faticose distanze. Perché i viaggi lenti regalano armonia e consapevolezza. Un modo per riprendersi un pezzettino di ‘libertà’ che forse ormai oggi abbiamo smarrito, incastrati come siamo da una routine che sembra non concederci tregua. Dal Laos al Vietnam. Dalle prime elezioni democratiche in Cambogia all’apertura della prima linea di comunicazione via terra tra Thailandia e Cina attraverso la Birmania. Fino al viaggio che lo ricondusse dall’Europa in Oriente. Dal Mar Mediterraneo, passando per l’Oceano Indiano e lo Stretto di Malacca, fino a Singapore su di una malconcia nave portacontainer.

Un indovino mi disse”: come nacque originariamente l’idea

Tiziano Terzani era corrispondente in Asia del settimanale tedesco Der Spiegel. E tramite le colonne di quel periodico prese il coraggio di utilizzare un anno intero per raccontare la storia dei cinesi d’oltremare, gli emigrati dal Grande Impero sparsi nei vari angoli del sud-est asiatico. Nonostante la promessa di non volare, Terzani non svestì i panni del giornalista, riuscendo ad arrivare sempre in tempo là dove era necessario.

Un’idea che lo divertiva e che gli ha permesso di riscoprire l’istintivo bisogno di mettersi alla prova, di non sottrarsi alle difficoltà. Magari di scommettere su se stesso per meritarsi poi l’arrivo con gioia maggiore. Del resto, viaggiare invece è la soluzione migliore, per conoscere, apprendere senza preclusioni, ma senza dimenticare chi siamo e perché stiamo cercando quelle risposte. E questa fu la scelta di Terzani. Un percorso scevro da logoranti pensieri, per potere godere delle gioie del mondo e della natura. Un tema molto ricorrente nel libro. “Viaggiavo lentamente e ne godevo. Avevo di nuovo il tempo di guardare, di sentire i posti.

A cavallo tra il ’93 e il ’94, la meditazione in Thailandia

Nella spirale di consumismo e materialismo che cinge i nostri sogni e le nostre aspirazioni, l’arte potrebbe forse aiutarci? Se lo chiede Terzani ne “Un indovino mi disse”. La risposta è: non sempre. Perché anch’essa è dominata dalle leggi di mercato. Poi lo scrittore si chiede se qualcuno legga ancora un libro di poesie. E tuttavia l’essenza delle cose si rifugia nella natura. È soltanto là che possiamo ritrovare noi stessi.

Il 1993 di Terzani si chiuse con il viaggio-intervista all’ultimo re della droga, Khun Sa, nel nord della Birmania. E il 1994 si aprì spalancando le porte della sua mente alla meditazione. Attraverso un corso in Thailandia, organizzato da un ex agente della CIA che seguiva il metodo d’insegnamento imparato da un antico maestro. Lo stesso metodo che un indovino aveva suggerito a Terzani di seguire poche settimane prima.

“Un indovino mi disse: morirai. E invece sono rinato”

Terminata quell’ennesima splendida rivelazione, lo scrittore fiorentino decise di riappropriarsi ancora una volta della sua vita, decidendo di tornare a Bangkok, a Turtle House, in aereo da Chiang Mai. “E io? Dove vado, io? Che cosa m’invento ora che non ho più da evitare gli aerei?”, si domanda Terzani. “Certo, un’altra buona occasione si ripresenterà. La vita ne è piena”.

Tornato a casa, stava già progettando la partenza per la prossima destinazione: l’India. Dove, in un tempio vicino a Madras, dei monaci conservano le scritture di un antico saggio vissuto tremila anni fa, dove sono riportate la vita e la morte di tutte le persone. Del passato e del futuro. Del resto, si è sempre curiosi di sapere qualcosa sul proprio destino. E Tiziano Terzani ci ha sempre insegnato a non arrendersi a esso. “Fu una splendida decisione e l’anno 1993 è finito per essere uno dei più straordinari che io abbia passato: avrei dovuto morire e sono rinato.


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