Con la mototerapia la disabilità si affronta in sella

Alla scoperta del mondo della mototerapia attraverso le parole di un volontario di No Barriers: “Così aiutiamo i giovani con disabilità a vivere esperienze nuove”

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Credit: No Barriers
newsby Alessandro Boldrini3 Dicembre 2021


Il 15% della popolazione mondiale, circa un miliardo di persone, convive con una forma di disabilità. Ma convive anche con una quotidianità fatta molto spesso di discriminazioni e ostacoli che limitano la piena partecipazione alla vita sociale. Ciò significa che molti disabili non possono vivere tutte quelle esperienze che caratterizzano la normalità per molte altre persone.

Disabilità, cos’è la mototerapia

Una di queste è, ad esempio, andare in moto. Un’attività elettrizzante e carica di adrenalina, ma solo per chi se la può permettere. Un’esperienza che fa sognare tanti bambini, anche se non tutti possono viverla. E così, a metà strada fra la disabilità, al centro della Giornata internazionale proclamata dall’Onu nel 1981 e che cade ogni 3 dicembre, e il fascino delle due ruote c’è un punto d’incontro.

Si chiama mototerapia e inizialmente è nata in un contesto privato. Con il passare del tempo, però, si è allargata sempre di più, fino a coinvolgere gruppi sempre più grandi di ragazzi e finendo – come vedremo – per varcare perfino le porte degli ospedali. I benefici della mototerapia sono accertati, come rivela anche uno studio pubblicato sullo European Journal of Integrative Medicine e che ne ha analizzato gli effetti nel campo dell’oncologia pediatrica.

Con la mototerapia la disabilità si affronta in sella
Credit: No Barriers

L’intuizione di Vanni Oddera

Tra i pionieri della mototerapia c’è il campione di motocross freestyle Vanni Oddera, che negli anni è riuscito a costruire attorno a sé una rete di volontari attivi in tutta Italia. Tutto nasce a Mosca, in Russia, nel 2008. Oddera ha appena vinto una gara e si sta recando a una festa in suo onore. Durante il tragitto, però, si rende conto che il tassista che lo sta accompagnando utilizza dei comandi al volante perché senza gambe.

Da quell’episodio cambia tutto. Oddera, al suo rientro in Italia, inizia ad invitare ai suoi allenamenti dei ragazzi con disabilità per far provare loro l’esperienza della moto. L’idea funziona e si allarga a macchia d’olio, coinvolgendo sempre più giovani e associazioni. Ma anche tanti volontari, come Ernest Pozzali, che dopo un incontro con il campione di motocross all’Eicma 2015 inizia a collaborare con lui, riuscendo in poco tempo a far vivere l’esperienza della mototerapia a decine e decine di ragazzi.

L’esperienza di Ernest Pozzali

La vera svolta arriva quando la mototerapia arriva ad “invadere” le corsie degli ospedali, in particolare dei reparti pediatrici. Nel frattempo, accende i motori anche la macchina della beneficenza. “Tutto è nato nel 2016 con ‘Le Fiabe dei Motociclisti’ – racconta Pozzali –. Il ricavato è servito per acquistare delle console da regalare agli ospedali e per finanziare i progetti di mototerapia in corsia; prima con le moto da cross e poi anche con le minimoto elettriche”.

I frammenti di vita che affiorano dalle esperienze negli ospedali sono tanti, e carichi di emozioni. “Mi ricordo di un genitore che, parlando del figlio, mi ha detto: ‘Anche se dovesse cadere dalla moto e sbucciarsi un ginocchio o scottarsi con la marmitta, io sarei solo contento. Perché vuol dire che sta vivendo, sta affrontando un’esperienza di vita’”.

Le moto negli ospedali

Uno dei ricordi più commoventi ha come sfondo il San Matteo di Pavia. Un ragazzo di circa 15 anni guarda le moto sfrecciare per i corridoi dal letto della sua camera. A un certo punto, però, si fa mettere sulla carrozzina per osservare lo spettacolo sulla soglia della porta. Poi prende coraggio e decide di lasciarsi coinvolgere anche lui da questa esperienza.

Finché, ricorda ancora Pozzali, “a fine giornata si è avvicinata un’infermiera che, con gli occhi lucidi, ci ha raccontato che da settimane quel ragazzo non muoveva neppure un muscolo e dovevano aiutarlo in ogni minimo movimento. Quel giorno invece è salito in sella quasi da solo”. Un episodio che, racconta il volontario, testimonia la potenza della mototerapia nel superare ogni barriera, compresa quella della disabilità.

Con la mototerapia la disabilità si affronta in sella
Credit: No Barriers

La nascita di No Barriers

Il passo successivo, nel febbraio 2020, è stato quello di strutturarsi come Odv, ossia un’organizzazione di volontariato: No Barriers. Nessuna barriera, appunto. Né fisica né mentale. Lo scopo è quello di portare avanti lo spirito nato con ‘Le Fiabe dei Motociclisti’, donando strumenti ludici ai reparti di pediatria degli ospedali e supportando i progetti delle moto in corsia. Un piccolo pit-stop è arrivato con la pandemia, che ha reso di fatto inaccessibili i nosocomi.

Ma Ernest Pozzali e gli altri volontari di No Barriers non si sono fermati. “In quel momento abbiamo deciso di estendere il progetto della mototerapia, anche al di fuori degli ospedali. Abbiamo iniziato a coinvolgere i ragazzi con disabilità e a organizzare dei viaggi in moto con loro, permettendogli così di vivere un’esperienza mai vissuta. Ciò che mi ha colpito è stata l’alchimia nata fra questi ragazzi, che in sella hanno ricreato un microcosmo tutto loro”.

La prossima meta è il ritorno negli ospedali, con il duplice appuntamento al San Carlo e San Paolo di Milano delle prossime settimane. E poi? Di nuovo in sella, per abbattere altre barriere.


Tag: Giornata internazionale delle persone con disabilitàMototerapia