Zona bianca, come funziona e quali numeri servono per arrivarci

Valle d'Aosta e Sardegna sognano di entrare nella fascia a più basso rischio già dalla prossima settimana: ecco perché

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La sede dell'Istituto Superiore di Sanità, uno dei tre rami della Cabina di Regia (Foto Wikimedia Commons | Carlo Dani CC BY-SA 4.0)
newsby Francesco Lucivero18 Febbraio 2021


Per molte regioni è un obiettivo lontano, quasi utopistico. Altre, come Valle d’Aosta e Sardegna, sognano di poterci entrare già dalla prossima settimana: stiamo parlando della cosiddetta zona bianca, la fascia di rischio più basso prevista dal Dpcm dello scorso 15 gennaio, l’ultimo a firma dell’ormai ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma cosa si intende precisamente per zona bianca? Quali sono i numeri per arrivarci e quali le restrizioni previste? È davvero l’anticamera del tanto agognato ritorno alla normalità dopo un anno di sofferenza per la pandemia di coronavirus?

Zona bianca, le regole della fascia a rischio più basso

La risposta all’ultima delle domande è… “Quasi”. La zona bianca prevista dall’ultimo Dpcm in ordine di tempo prevede infatti la libera circolazione dei cittadini, all’interno del territorio regionale, senza alcun coprifuoco, oltre alla riapertura di cinema, teatri, palestre e piscine, la possibilità per bar e ristoranti di aprire al pubblico senza vincoli di orario. Resterebbero attive solo le regole per garantire il distanziamento sociale e l’obbligo della mascherina in pubblico.

Attenzione però a considerare la zona bianca un ‘liberi tutti’ al 100%. Il decreto della Presidenza del Consiglio dispone infatti che le attività pubbliche in zona bianca debbano sottostare a precisi protocolli e che “nelle medesime aree potranno comunque essere adottate, con Dpcm, specifiche misure restrittive in relazione a determinate attività particolarmente rilevanti dal punto di vista epidemiologico”.

Quali sono i numeri per entrare in zona bianca

Per far parte della fascia a rischio più basso sono necessari due parametri fondamentali, che ricollocherebbero i territori interessati nello scenario di tipo 1 previsto dalla Cabina di Regia nella suddivisione introdotta dopo lo scoppio della seconda ondata della pandemia, in autunno. Il primo indicatore è quello relativo all’indice Rt, che deve essere stabilmente inferiore a 1. Il secondo invece è relativo all’incidenza dei contagi, che deve essere inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti per tre settimane consecutive.

Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ultimo monitoraggio, Valle d’Aosta e Sardegna sono le più vicine alla zona bianca. Per la terza settimana consecutiva, infatti, entrambe le regioni hanno registrato meno di 50 nuovi contagi ogni 100mila abitanti, e l’indice Rt è inferiore all’unità.


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