Texprint, lavoratori in sciopero aggrediti da squadra di picchiatori – VIDEO

L'aggressione è avvenuta lunedì pomeriggio mentre gli operai scioperavano per le condizioni precarie in cui lavorano da anni

newsby Emanuele De Lucia13 Ottobre 2021



Durante un presidio del sindacato Si Cobas di fronte alla Dreamland, un’azienda tessile, un gruppo di lavoratori è stato aggredito con mazze da baseball e spranghe di ferro. Il picchetto degli operai faceva parte di una mobilitazione contro le condizioni di lavoro nelle aziende tessili di Prato. I lavoratori denunciavano la situazione di sfruttamento in molti aziende, con turni da 12 a 14 ore al giorno e assenza di tutele.

“Quando un lavoratore fa denuncia per sfruttamento rischia di andare in ospedale”


Uno degli operai aggrediti, Ali Shah racconta come si sono svolti i fatti. “Texprint dà lavoro alla Dreamland. Quando un lavoratore fa denuncia per sfruttamento rischia di andare in ospedale. Non possiamo accettare“, continua uno degli operai. “Non ci permettono di manifestare per i nostri diritti. Il sindaco di Prato dorme, non fa nulla, aspetta il morto?“. Si chiede Ali Shah all’indomani della violenta aggressione subita di fronte ai cancelli dell’azienda.

Lavoratori aggrediti da una squadra di picchiatori

A raccontare il drammatico episodio è anche Sarah Caudiero, Si Cobas. “Lunedì pomeriggio siamo stati aggrediti da una squadra di picchiatori. Insieme al capo della Dreamland ci ha massacrato di botte davanti a questo cancello”. Questo il racconto di Sarah Caudiero in merito all’aggressione avvenuta lunedì pomeriggio. “Erano presenti anche le forze dell’ordine in borghese, che hanno interloquito con i capi dell’azienda. Queste persone si lamentavano del nostro picchetto. Si sono fatti raggiungere da una squadra arrivata con due suv neri, nelle quali c’erano dieci persone“, spiega Claudiero.

Texprint, Toscano, Si Cobas: “Quest’azienda rimane impunita”


Il sindacato Si Cobas ha denunciato lo sfruttamento di questi lavoratori, dopo alcune segnalazioni di uno di loro all’ispettorato del lavoro. Lo spiega Luca Toscano, Si Cobas. “Perché accade tutto questo? Le aggressioni di lunedì già erano avvenute a giugno alla Texprint. Anche allora  non si è sentita una parola di condanna da chi governa il territorio, nessuna conseguenza per quella azienda. Sono stati fatti controlli dopo la segnalazione del sindacato, ha ricevuto delle sanzioni, le pagano e tornano a sfruttare. A loro conviene. Un singolo lavoratore in queste condizioni di schiavitù fa risparmiare loro dalle 2800 alle 4000 euro tra tasse, contributi e retribuzioni“. Il tribunale ha deciso per il reintegro di tre lavoratori licenziati, mentre gli altri sono ancora in attesa di udienza. Ma il sindacalista segnala anche il legame del titolare dell’azienda con associazioni a delinquere, risultato di indagini. “Il Tar e poi il Consiglio di Stato ha certificato che l’azienda e in particolare il suo titolare, Zhang Sang Yu, ha comprovati rapporti con boss della ‘ndrangheta, nello specifico con il clan Greco“.

 


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