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Terapie intensive, l’allarme: “Sempre più pieni, bisognava pensarci prima”

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Le terapie intensive in Italia sono totalmente piene. Stiamo occupando anche le subintensive come fossero intensive, perché l’infezione sta aumentando in maniera notevole. Dovevamo pensarci prima, creando nuovi posti di terapia intensiva“. Questo il grido di allarme che lancia il segretario regionale del sindacato medico italiano Anaao Assomed del Lazio, il Dottor Guido Coen Tirelli.

Il Covid secondo i medici: “Seconda fase peggio della prima”

Uno stato di fatto, ormai. Su cui secondo il dottor Coen Tirelli gli interventi rischiano ormai di essere tardivi. “Soluzioni, in questo momento, non ce ne sono – spiega –. Si spera che questa seconda fase sia meno grave. E invece pare che sia anche più grave rispetto alla prima. Per cui il problema è grande. Non abbiamo una soluzione, se non quella di aumentare le terapie intensive. Ma in questo momento possiamo fare ben poco, sarebbe stato necessario muoversi prima“.

Ecco dunque ciò che occorre fare per migliorare la precaria situazione delle terapie intensive negli ospedali italiani. “Dovremo assumere anestesisti e mettere in moto tutta una macchina che non è stata messa in atto. Quando si supera il 35% di malati Covid in una terapia intensiva la situazione è critica. Perché poi ci sono tutti gli altri malati. Infatti secondo me la cosa più preoccupante è la mancanza di assistenza per tutti gli altri malati“.

Terapie intensive e non solo: la grande preoccupazione

Una situazione che il segretario regionale Anaao Assomed illustra con grande preoccupazione: “Noi abbiamo chiuso completamente tutta l’attività chirurgica per occupare gli operatori con l’attività Covid. Per cui abbiamo tutte le altre patologie che sono in sofferenza. Operiamo solo i casi urgenti, le liste di attesa si stanno allungando tantissimo. E in più nessuno ha fatto studi su come stanno gli altri ammalati“.

E una risposta a questa domanda arriva proprio dal dottor Coen Tirelli: “Secondo me in questo momento chi soffre più dei malati Covid sono i pazienti affetti da altre patologie, che non vengono trattate. Nessuno ha fatto grandi acquisti di terapie intensive, né assunzioni di anestesisti. Per cui credo che l’età si sia abbassata e i malati siano anche più gravi. Forse per le varianti, che potrebbero essere anche molto più aggressive rispetto a come era il Coronavirus prima“.

Andrea Corti

Nato a Roma nel 1978, dopo essersi dedicato al giornalismo scritto e ad aver pubblicato alcune biografie di personaggi dello sport come Zeman e Zanardi, ormai da anni è ‘sul campo’ con la telecamera in una mano e il microfono nell'altra. Dalle partite di calcio alle consultazioni per la formazione del governo, sempre con passione ed entusiasmo.

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