Strategia della tensione, che cos’è
e cosa vuol dire

Coniata nel 1969 da Leslie Finer, l'espressione "strategia della tensione" si riferisce a un periodo molto buio della storia d'Italia

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Foto Wikimedia Commons | Strage di Piazza Fontana
newsby Linda Pedraglio19 Ottobre 2021


È giunto il giorno del giudizio per la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, dopo la gestione dell’ordine pubblico, durante l’assalto alla sede della CGIL a Roma. Durissimo il j’accuse pronunciato dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che, all’indomani dei fatti di Roma, ha parlato di “strategia della tensione“. Un’accusa che la ministra definisce oggi “ingiusta e inaccettabile“, in quanto “insinua il dubbio che le forze di polizia si prestino ad essere strumento di oscure finalità politiche“. Ma che cosa si intende esattamente con l’espressione “strategia della tensione”?

Strategia della tensione, che cosa significa

L’espressione “strategia della tensione” si riferisce a una serie di atti terroristici congegnati al fine di creare una situazione di tensione e paura diffusa nella popolazione, tali da giustificare o auspicare una svolta autoritaria. L’espressione è stata coniata nel dicembre 1969 dal settimanale inglese The Observer, pochi giorni prima della Strage di Piazza Fontana, considerata l’avvio della strategia della tensione in Italia. Il termine appare per la prima volta in un articolo del giornalista Leslie Finer.

Perché si chiama così e da chi è stata coniata

Il giornalista britannico parla di una strategia politico-militare degli Stati Uniti d’America volta a favorire l’instaurazione di regimi e dittature in diverse democrazie del Mediterraneo attraverso attentati terroristici. “Un gruppo di estrema destra e di ufficiali sta tramando in Italia un colpo di stato militare con l’incoraggiamento e l’appoggio del governo Greco e del suo Primo Ministro George Papadopoulos. Elezioni anticipate, liquidazione del centrosinistra, ritorno al centrismo, riforma costituzionale in senso presidenziale, definitiva emarginazione delle sinistre“. Così scriveva il giornalista Finer, il 7 dicembre 1969, cinque giorni prima dell’attentato.

Quale il motivo dietro gli attentati degli anni ’70

Tra la fine degli anni Sessanta e Settanta, sono stati numerosi i tentativi di destabilizzare la situazione politica per demolire la credibilità delle istituzioni repubblicane. E, dunque, favorire l’instaurazione di un regime autoritario. La bomba di Piazza Fontana fu la risposta delle forze reazionarie di gruppi neofascisti, e non solo, alle lotte sociali del 1968-1969 e alla rapida avanzata del Partito Comunista. Erano gli anni della Guerra Fredda. Il mondo era letteralmente diviso in due blocchi: da una parte, l’Occidente capitalista e, dall’altra, il blocco orientale comunista. L’Italia, che aveva il partito comunista più forte di Europa, era considerata a rischio. Si temeva che in Italia potesse prevalere un partito più vicino alla Russia che agli Usa

Le stragi più cruente degli anni di piombo

Questo terrore spinge alcuni a intervenire cercando di spaventare la popolazione attraverso stragi e attentati e favorire un regime dittatoriale. Dalla strage di Gioia Tauro nel 1970, alla strage della questura di Milano nel 1974, dopo la vittoria progressista nel referendum sul divorzio. Sino alla strage di Bologna nel 1980 che costò la vita a 85 persone. La strategia della tensione passò anche attraverso la sistematica infiltrazione nei movimenti di massa al fine di innalzare il livello dello scontro.

 

 

 

 

 

 


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