Roma, lavoratori ex Ilva e Jsw in corteo: “Stanchi delle promesse”

"Il futuro dell'acciaio è anche il futuro del nostro Paese perché non c'è Pnrr senza acciaio" chiosa Francesca Re David della Fiom

newsby Andrea Corti10 Novembre 2021



Diverse centinaia di lavoratori delle Acciaierie d’Italia (ex Ilva) e dell’azienda Jsw di Piombino (Livorno) hanno sfilato a Roma in un corteo di protesta che si è mosso dalla stazione Termini fino alla sede del Ministero dello Sviluppo economico, nel centro della Capitale.

Re David (Fiom): “I lavoratori sono stanchi”


Francesca Re David, segretaria generale della Fiom (Federazione impiegati operai metallurgici), ha parlato davanti ai cronisti della manifestazione cui lei stessa, e la sua organizzazione, hanno preso parte: “I lavoratori sono stanchi di promesse, sono stanchi di incontri che non si svolgono mai, sono stanchi di non conoscere il loro presente e il loro futuro. Il futuro dell’acciaio è anche il futuro del nostro Paese perché non c’è Pnrr senza acciaio”.

“L’ultimo appuntamento con il governo è stato a luglio – ha poi aggiunto la sindacalista -. Da allora, però, è letteralmente sparito. Continuiamo a non sapere il destino dell’ex Ilva, continuiamo a non sapere il destino di Piombino: siamo in mano alle multinazionali, il governo non dice neanche una parola ed è uno scandalo. Se consideriamo l’indotto andiamo oltre le 50mila persone coinvolte“.

Alla manifestazione anche Fim e Uilm


Al corteo per le strade della Capitale hanno partecipato anche altre sigle sindacali, come la Federazione italiana metalmeccanici e l’Unione italiana lavoratori metalmeccanici. Il leader della Fim, Roberto Benaglia, ha dichiarato: “Il tempo è scaduto, siamo di fronte a una situazione assurda. In tutto il mondo l’acciaio vale oro in termini di produzione e pagamenti. Solo in Italia abbiamo stabilimenti fermi. Il governo non ci dice più nulla da luglio: né su Taranto, né su Genova né su Piombino“.

A fargli eco il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella: “Il governo deve prendere atto che il processo di privatizzazione è stato sbagliato. Se non interviene ci troveremo con gli impianti fermi e le produzioni dislocate in altre parti del mondo”.

Lo stesso Palombella, dopo un breve incontro con la rappresentanza politica al Mise dopo il corteo, ha espresso insoddisfazione: “E’ stato un incontro assurdo, il ministro era assente e non siamo nemmeno riusciti a ottenere una data per poter discutere il piano industriale. Riteniamo che sia un grave atteggiamento e siamo preoccupati perché non sono in grado di presentarci un piano industriale. A fine mese se non ci daranno l’incontro verremo qui e ci stabiliremo”.


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