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“Daje!“. Con questo auspicio in dialetto romano la madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, ha salutato i presenti arrivando alla Città giudiziaria di Roma a piazzale Clodio. Con lei anche il marito Claudio Regeni e l’avvocato Alessandra Ballerini. Il tutto prima che fosse deciso il rinvio dell’udienza.
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È stata infatti rinviata al 25 maggio l’udienza preliminare a carico dei quattro appartenenti ai servizi segreti egiziani accusati del sequestro, delle sevizie e dell’omicidio di Giulio Regeni. La decisione è legata al legittimo impedimento, causa Covid, di uno dei difensori. All’udienza di oggi erano presenti i genitori di Regeni, Claudio e Paola, che hanno lasciato la Città giudiziaria senza rilasciare ulteriori dichiarazioni ai cronisti presenti.
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All’esterno del tribunale, peraltro, ha parlato anche chi rappresenta la controparte nel processo Regeni. “Mi aspetto un’udienza serena. Che si faccia il procedimento così come va fatto, e che il giudice qualora non rinvii per il legittimo impedimento valuti attentamente tutte le questioni preliminari. Sembrerebbe che il compagno di un avvocato sia risultato positivo al Covid due giorni fa, e quindi la collega è in quarantena. Non ho avuto alcuna notizia dall’Egitto“. Lo aveva detto l’avvocato Tranquillino Sarno, rappresentante d’ufficio di uno degli imputati egiziani.
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Questo il commento dell’avvocato Sarno dopo il rinvio al 25 maggio dell’udienza preliminare. “Il giudice ha ritenuto opportuno rinviare tutte le questioni alla prossima udienza. Io e le colleghe abbiamo salutato i genitori di Giulio Regeni, dicendo loro che a prescindere dai ruoli siamo comunque vicini alla loro tragedia“, le parole del legale.
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Sulla vicenda si è espresso con parole molto severe anche il senatore Gregorio De Falco, presente all’esterno della Città giudiziaria nel giorno della prima udienza preliminare, davanti al gup di Roma. L’ex pentastellato, oltre a parlare degli ex appartenenti ai servizi segreti egiziani accusati dell’uccisione di Giulio Regeni, si concentra sui rapporti tra l’Italia e Il Cairo.
“Non è una giornata simbolica, ma un processo vero e proprio. Nel quale si sconta ancora una volta un tentativo di depistaggio da parte degli egiziani. Non capisco perché il nostro Stato stia abdicando al rispetto della dignità dei nostri cittadini. Serverebbe almeno il ritiro dell’ambasciatore. Ogni cittadino dovrebbe evitare di andare in Egitto, un Paese pericoloso e non amico“, ha concluso De Falco. In prima linea perché il terribile sacrificio di Giulio Regeni non sia vano.
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