Quando Oriana Fallaci e Tiziano Terzani discussero di Islam

In uno scambio di opinioni sulle colonne del Corriere della Sera i due giornalisti anticiparono quella che sarebbe stata la “visione del mondo” dei successivi venti anni

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Oriana Fallaci e Tiziano Terzani
newsby Tiziano Rugi23 Agosto 2021


La riconquista dei talebani dell’Afghanistan ha fatto tornare indietro la lancetta della storia di vent’anni. E con lei il dibattito politico e pubblico. Resta, insoluta, la domanda: meglio lasciare l’autodeterminazione dei popoli e in nome di ciò accettare anche quanto di più distante c’è dalla nostra cultura, oppure difendere anche con la forza la società dagli intolleranti, perché altrimenti saranno loro a distruggere la stessa società?

Niente di diverso da quello su cui si discusse nei mesi successivi all’attacco delle Torri Gemelle nel 2001. Un dibattito pubblico di ampiezza mondiale, che anche in Italia portò due grandi giornalisti, Tiziano Terzani e Oriana Fallaci a discutere animatamente sulle colonne del Corriere della Sera. Ecco il loro pensiero, che al netto dell’opinione di ciascun lettore, aiuta a individuare cosa, vent’anni fa, si era già capito, e cosa si è finto di non capire.

Terzani: l’invito a capire chi erano i jihadisti in Afghanistan

Tiziano Terzani, giornalista che a raccontare l’Asia, in particolare la Cina, ma anche India e Medio Oriente, dedicò la vita, professionale e non, fu il primo a intervenire. Con un appello ai lettori, chiedendo di non abbandonarsi all’irrazionalità delle emozioni, di tentare di capire e non solo giudicare. E soprattutto, di non pensar di poter risolvere tutto con una guerra. 

Mai come ora la sopravvivenza dell’umanità è stata in gioco. Non c’è niente di più pericoloso in una guerra, e noi ci stiamo entrando, che sottovalutare il proprio avversario, ignorare la sua logica e, tanto per negargli ogni possibile ragione, definirlo un ‘pazzo’. Ebbene – scriveva Terzani – la jihad islamica, quella rete clandestina ed internazionale che fa ora capo allo sceicco Osama bin Laden e che, con ogni probabilità, ha avuto la mano nell’allucinante attacco-sfida agli Stati Uniti, è tutt’altro che un fenomeno di ‘pazzia’ e, se vogliamo trovare una via d’uscita dal tunnel di sgomento in cui ci sentiamo gettati, dobbiamo capire con chi abbiamo a che fare”.

Fallaci: la rabbia e l’orgoglio

La giornalista Oriana Fallaci non accettò la posizione del collega e rispose con una lettera intitolata “La rabbia e l’orgoglio”, in cui sosteneva che fossero questi i motivi ad averla spinta a entrare nel dibattito pubblico, nonostante non lo facesse da più di dieci anni.

Carattere deciso, Oriana Fallaci, fu la prima donna a intervistare l’ayatollah Khomeini, e non si peritò ad apostrofarlo come “tiranno” e a togliersi il chador che era stata costretta ad indossare per essere ammessa alla presenza del leader iraniano, definendolo “uno stupido cencio da medioevo”. Una distanza dal mondo islamico che, nei concitati momenti successivi all’attacco terroristico delle Torri Gemelle, portò la giornalista a una durissima lettera.

Più una società è democratica e aperta, più è esposta al terrorismo. Più un paese è libero, non governato da un regime poliziesco, più subisce o rischia i dirottamenti o i massacri”, sosteneva Fallaci. Ma la vulnerabilità dell’ America nasce proprio dalla sua forza, dalla sua ricchezza, dalla sua potenza, dalla sua modernità. La solita storia del cane che si mangia la coda. Nasce anche dalla sua essenza multi-etnica, dalla sua liberalità, dal suo rispetto per i cittadini e per gli ospiti”.

E da qui partì con una critica serrata a quella società aperta, che a detta della giornalista era la causa di quanto stava accadendo. Arrivando a ritenere pericolosa qualsiasi forma di integrazione con chi viene “dall’esterno”.

Circa ventiquattro milioni di americani sono arabi-musulmani. E quando un Mustafà o un Muhammed viene diciamo dall’Afghanistan per visitare lo zio, nessuno gli proibisce di frequentare una scuola di pilotaggio per imparare a guidare un 757. Nessuno gli proibisce d iscriversi a un’Università (cosa che spero cambi) per studiare chimica e biologia: le due scienze necessarie a scatenare una guerra batteriologica. Nessuno”.

L’attacco di Fallaci all’Islam e al fenomeno migratorio

Oriana Fallaci condannava il mondo arabo e islamico, senza riconoscergli la minima dignità culturale: “Perché vogliamo farlo questo discorso su ciò che tu chiami Contrasto-fra-le-Due-Culture? Bè, se vuoi proprio saperlo, a me dà fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura”. 

E nella parte finale della lettera, si concentrò anche sulla questione migratoria, con concetti che negli anni successivi sarebbero stati ripresi dalla destra. “Da noi ci sono venuti di propria iniziativa, coi maledetti gommoni e in barba ai finanzieri che cercavano di rimandarli indietro. Più che d’una emigrazione s’è trattato dunque d’una invasione condotta all’insegna della clandestinità. Una clandestinità che disturba perché non è mite e dolorosa. È arrogante e protetta dal cinismo dei politici che chiudono un occhio e magari tutti e due”. E secondo la scrittrice fiorentina, questo avrebbe rappresentato un pericolo per la cultura ospitante. “La nostra identità culturale non può sopportare un’ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell’altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita”, scriveva Fallaci.

La risposta di Tiziano Terzani contro la guerra in Afghanistan

Il collega Terzani inviò una nuova lettera al Corriere della Sera, in cui sosteneva che la prima vittima dell’invettiva di Oriana Fallaci era stata la ragione, accusandola di aver diffuso esclusivamente un messaggio di intolleranza. Ecco alcuni dei passaggi salienti.

Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, ‘Libertà duratura’. O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c’è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmeno questa”.

Le tue argomentazioni verranno ora usate nelle scuole contro quelle buoniste, da libro Cuore, ma tu credi che gli italiani di domani, educati a questo semplicismo intollerante, saranno migliori? Non sarebbe invece meglio che imparassero, a lezione di religione, anche che cosa è l’Islam? Che a lezione di letteratura leggessero anche Rumi o il da te disprezzato Omar Khayyam? Non sarebbe meglio che ci fossero quelli che studiano l’arabo, oltre ai tanti che già studiano l’inglese e magari il giapponese?”.

L’autocritica necessaria per l’Occidente

Dobbiamo però accettare che per altri il ‘terrorista’ possa essere l’uomo d’affari che arriva in un paese povero del Terzo Mondo con nella borsetta non una bomba ma i piani per la costruzione di una fabbrica chimica che, a causa di rischi di esplosione e inquinamento, non potrebbe mai essere costruita in un paese ricco del Primo Mondo. E la centrale nucleare che fa ammalare di cancro la gente che ci vive vicino? E la diga che disloca decine di migliaia di famiglie? O semplicemente la costruzione di tante piccole industrie che cementificano risaie secolari, trasformando migliaia di contadini in operai per produrre scarpe da ginnastica o radioline, fino al giorno in cui è più conveniente portare quelle lavorazioni altrove e le fabbriche chiudono, gli operai restano senza lavoro e non essendoci più i campi per far crescere il riso la gente muore di fame”. 


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