Morto Angelo Licheri, l’uomo ragno che tentò di salvare Alfredino

Lutto a Roma per Angelo Licheri, l'eroe che si fece calare nel pozzo di Vermicino nel tentativo di salvare il piccolo Alfredo

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Foto Wikimedia Commons
newsby Linda Pedraglio18 Ottobre 2021


È morto Angelo Licheri, 77 anni, l’eroe che si calò nel pozzo di Vermicino per tentare di salvare Alfredino Rampi. Soprannominato “l’uomo ragno”, era un tipografo di origini sarde, piccolo di statura e molto magro. Chiese di farsi calare nel pozzo per salvare il piccolo Alfredo, ma il tentativo fu drammaticamente vano. Quando è sopraggiunto il decesso, Licheri era ricoverato nella clinica di Nettuno a Roma. I funerali di Angelo saranno celebrati a partire dalle ore 15 nella parrocchia San Apostolo di Tre Cancelli a Nettuno.

Angelo Licheri, l’eroe dell’incidente di Vermicino

È il 10 giugno 1981, quando Alfredo Rampi, detto Alfredino, cade in un pozzo artesiano in via Sant’Ireneo, in località Selvotta, una piccola frazione di campagna vicino a Frascati. Dopo quasi tre giorni di inutili tentativi di salvataggio, il bambino muore dentro il pozzo a una profondità di circa 60 metri. Tra i soccorritori volontari, c’è anche Angelo Licheri, un tipografo basso e magro, che chiede di farsi calare nel tentativo di raggiungere Alfredino. Indossando solo canottiera e mutande, comincia la discesa a mezzanotte tra il 12 e il 13 giugno. Durante la discesa, rischia di rimanere incastrato in più punti, riportando ferite a tutto il corpo. Ma Angelo Licheri non si ferma e chiede di continuare a calare la fune.

Il disperato tentativo di salvare Alfredino

Dopo una tortuosa discesa, Angelo Licheri riesce a parlare con Alfredino. Il soccorritore riesce a liberare con le dita il fango dagli occhi e dalla bocca di Alfredino, poi le mani e le braccia. Ma non riesce a disincastrarlo completamente. Il bambino era infatti rannicchiato con le ginocchia che gli schiacciavano il petto. A questo punto, tenta di allacciargli l’imbracatura per tirarlo fuori dal pozzo, ma per ben tre volte l’imbracatura si apre. Tenta allora di prenderlo di forza prima sotto le ascelle e poi per le braccia, ma il bambino continua a scivolare per via del fango.  Angelo Licheri rimane a testa in giù 45 minuti prima di rendersi conto dell’impossibilità di liberare il bambino in quella posizione innaturale. Manda un bacio ad Alfredino e torna in superficie ferito e ricoperto di fango. Trasportato d’urgenza in ospedale, si riprende solo dopo alcune settimane.


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