Milano, il figlio arrestato a Capodanno: “Lavora e basta, non può essere”

Ahmed è il padre di Mahmoud Ibrahim, uno dei giovani fermati per le presunte aggressioni di Capodanno in piazza Duomo, a Milano: "Non è un violento"

newsby Redazione13 Gennaio 2022



Ibrahim è uscito a Capodanno, perché suo fratello è morto da tre mesi. Lui lavora sodo, tutti i giorni. La sua vita trascorre tra lavoro e casa. L’ultimo dell’anno aveva deciso di uscire per svagarsi, solo questo“. Così Ahmed, il padre di Mahmoud Ibrahim, uno dei ragazzi fermati nell’ambito delle indagini per le presunte aggressioni ai danni di diverse ragazze a Capodanno in piazza Duomo, a Milano.

Milano: i fatti di Capodanno e le accuse

Non penso che sia in grado di fare qualcosa del genere“, ha aggiunto l’uomo. Che ha poi spiegato cosa sia accaduto al figlio dopo i fatti di Capodanno: “L’hanno chiamato dalla Questura di Milano. Ha dovuto firmare alcuni documenti per la residenza e il permesso di soggiorno. Ma dopo che si è recato lì, lo hanno trattenuto. L’ultima volta che abbiamo parlato con Ibrahim è stata quando la Polizia è venuta a casa e gli ha chiesto cosa avesse fatto“.

La famiglia difende il giovane, rispetto alle accuse su ciò che è successo nelle prime ore dell’anno a Milano. “Il ragazzo ha detto di non aver fatto niente. Che non è stato lui. A noi abbiamo insegnato l’educazione, a non fare male a nessuno. Crediamo che sia innocente“, ha raccontato il papà di Ahmed. “A sua mamma ancora non ho detto niente. Pensate che ha un figlio appena morto e l’altro in galera. Non sa nulla, se viene a sapere…“.

Mahmoud Ibrahim e famiglia, un anno di traversie

Quindi l’intervistato ha voluto raccontare le traversie del figlio e della famiglia nel corso di questi mesi e anni. “Ibrahim è qui da un anno, in Italia. Prima era in comunità e adesso è uscito fuori. Vive con noi a Milano“, ha raccontato Ahmed. Che poi non è riuscito a trattenere le lacrime: “Sono troppo preoccupato per Ibrahim. Perché tre mesi fa ha perso un fratello. L’altro mio figlio è morto, e lui è in galera. Non so cosa fare“.

E, da padre, non si arrende di fronte ai fatti che la cronaca racconta. “Non so niente del ragazzo, non so come sta. Non so cosa abbia fatto, ma non può aver fatto davvero ciò di cui lo accusano. Lo abbiamo educato a non essere violento, non può aver fatto quello che dicono“, ha concluso.


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