CRONACA

Legge Cartabia contro il diritto di cronaca? “È un bavaglio per noi giornalisti”

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La nuova legge che regola i rapporti fra stampa e magistratura è la conseguenza di una “situazione che si trascina da mesi”, un vero e proprio “bavaglio al diritto di cronaca”. Lo afferma Giuseppe Spatola, vicepresidente del Gruppo Cronisti Lombardi a pochi giorni dall’adozione in procura a Milano delle normative sulla presunzione d’innocenza.

In base alle nuove regole, ai cronisti giudiziari non sarà più garantito il diritto di scegliere le notizie che per lui sono fondamentali da far conoscere”, ricorda. Perché, d’ora in avanti, “sarà un magistrato a scegliere ciò che è di pubblica utilità.

Spatola: “Il quarto potere non è tale”

Oggi, aggiunge Spatola, il quarto potere non è assolutamente tale. Ci sono collaboratori pagati a cottimo, quindi senza uno stipendio fisso e non assunti, che ora rischiano anche una denuncia per violazione del segreto istruttorio.

Colleghi che in passato hanno subìto minacce per le loro inchieste e che ora sono esposti al rischio di conseguenze anche sul piano penale. Rischio che corrono anche le fonti stesse, che soprattutto a livello locale si basano su rapporti umani, costruiti giorno dopo giorno”, ma che ora rischiano di perdersi.

Secondo il vicepresidente del Gruppo Cronisti, inoltre, la questione è politica. È infatti questa a dover intervenire prima che “i rapporti fra stampa e giustizia tornino ai tempi delle diligenze, quando la legge era una sola ed era imposta”.

“Chiediamo un confronto”

I cronisti lombardi, e di tutta Italia, chiedono solo una cosa: confronto. “Un confronto che è mancato in precedenza con la politica ma anche con chi dovrà gestire i rapporti con la stampa”, aggiunge Spatola. Ma la soluzione, dice, è semplice: “Bisogna istruire chi ha il dovere di informare il giornalista e istruirlo su come dare le notizie”.

Altrimenti non resta che “uno sciopero bianco della giudiziaria, ironizza Beppe Spatola. Forse solo così si riuscirà a “far capire quanto sia ancora importante raccontare i fatti sui nostri giornali, contribuendo anche a trasmettere una percezione di sicurezza, di cui pure forze dell’ordine e magistratura hanno beneficiato finora.

Una soluzione potrebbe essere quella di rendere pubblici gli atti, con libero accesso ai cronisti dietro il pagamento delle fotocopie. “Sia mai che poi ci contestano il peculato, scherza il vicepresidente del Gruppo Cronisti Lombardi.

L’appello alle istituzioni

Il Gruppo si sta inoltre muovendo affinché la Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati “ci possa ascoltare”. Perché la realtà è che i rappresentanti della stampa, in tutto questo processo, non sono mai stati coinvolti. “È una decisione unilaterale, conclude Spatola.

Da qui l’appello finale: “Mettiamoci attorno a un tavolo per capire come migliorare la comunicazione istituzionale. Troviamo una linea comune” per evitare che il diritto di cronaca si basi “su un’imposizione, veline, notizie centellinate dal procuratore o altre soluzioni che possono diventare l’anticamera della dittatura istituzionale. La quale, alla fine, “rischia di essere più pericolosa di pubblicare nomi e cognomi”.

Alessandro Boldrini

Classe 1998, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione alla Statale di Milano, sono giornalista pubblicista dal 2019. Mi occupo di cronaca nera, giudiziaria e inchieste sulla criminalità organizzata. Ho mosso i primi passi nella cronaca locale, fino a collaborare con il quotidiano statunitense The Wall Street Journal. Sono un attivista antimafia e partecipo come relatore ad assemblee pubbliche sul tema al fianco di magistrati ed esperti del settore. Amo il calcio, la musica, il cinema e la fotografia.

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