CRONACA

Il SeaWorld di Orlando infrange l’Animal Welfare Act ma non chiude i battenti

A dicembre scorso, gli ispettori dell’USDA, che applica l’Animal Welfare Act, hanno visitato per un’ispezione il SeaWorld di Orlando e si sono accorti di due incongruenze. In primis, il cloro nelle vasche superava il livello massimo. E inoltre, un delfino era coperto di graffi e tagli.

Le violazioni del parco acquatico

Riguardo alla prima violazione, SeaWorld non ha consegnato i record richiesti con i dati sulla qualità dell’acqua e cartelle cliniche degli animali. Nonostante ciò, ha ristampato la licenza per espositori di animali, violando l’Animal Welfare Act che stabilisce le strutture possono avere la licenza solo se conformi alla legge.

Delfini che performano Delfini che performano
Foto | unsplash @Dušan veverkolog

Per quanto riguarda il delfino di 25 anni, Rascal, questi era coperto di graffi e ferite su un terzo del corpo, a causa dell’aggressione di altri delfini presenti nella sua piscina. Le cicatrici dimostravano che gli attacchi non erano nuovi. A Rascal sono stati somministrati antidolorifici ma non è stato separato dagli altri. Gli studi mostrano che l’aggressività negli animali in cattività non è rara. Ma SeaWorld non ha risposto alle domande su Rascal, né tantomeno sulla questione della licenza.

Cosa nasconde SeaWorld?

Il portavoce di SeaWorld, Ken Fields, ha affermato che il parco ha “un’eccezionale cura degli animali” e promuove le sue certificazioni e accreditamenti da American Humane, Alliance of Marine Mammal Parks and Aquariums e l’Associazione degli zoo e degli acquari. Un portavoce dell’USDA sostiene che SeaWorld ha completato tutti i requisiti per la nuova licenza, che includono un’ispezione per dimostrare la piena conformità con l’Animal Welfare Act.

Secondo Eric Kleiman, ricercatore presso l’Animal Welfare Institute, la mancata consegna dei documenti è un reato grave. Dalle ispezioni che l’USDA ha eseguito dal 2014, solo poche dozzine di strutture sono state citate per non aver consegnato i documenti e solo circa cinque hanno ricevuto una citazione critica per questo problema (tra cui la SeaWorld).

Si presume che il contenuto dei documenti non consegnati fosse così brutto che il centro di Orlando era disposto a rischiare piuttosto che soddisfare la richiesta. Ci si chiede, quindi, perché l’USDA abbia concesso la nuova licenza.

Fonte: Wikimedia Commons, photo by Matanya, licensed under CC BY-SA 3.0. link https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/

Inoltre, pare che l’incidente con Rascal non sia l’unica aggressione animale in SeaWorld. Nel 2022 un visitatore ha postato su TikTok un video in cui un altro delfino, dal viso insanguinato, giaceva sul lato della vasca. Nei mesi successivi all’avvertimento dell’USDA, sembra che SeaWorld non sia stato multato o penalizzato. Alla domanda se SeaWorld avesse fornito i record dall’avvertimento di gennaio dell’USDA, sia l’USDA che SeaWorld hanno rifiutato di rispondere.

La negligenza dell’USDA

Apparentemente il problema si presenta anche da parte dell’USDA. Infatti, nel 2022 ha permesso a migliaia di beagle di rimanere in cattive condizioni per mesi in un allevamento di ricerca, senza ispezionare, confiscare alcun animale o revocare la licenza. In più, spesso le multe sono davvero irrisorie.

Nel 2020, l’USDA ha istituito una nuova politica che richiede il rinnovo delle licenze dell’Animal Welfare Act tramite ispezioni ogni tre anni. In precedenza, le strutture venivano ispezionate, ma per la maggior parte le licenze venivano rinnovate ogni anno. All’accusa di negligenza, l’USDA non ha risposto.

L’incapacità di SeaWorld di separare Rascal dagli altri delfini è stata rivelata solo dopo che Goodman, avvocato della fondazione PETA, ha presentato una richiesta di informazioni. Quando l’USDA ha pubblicato online il rapporto di ispezione iniziale, la violazione non era presente.

Secondo Goodman questo è insolito, e sembra che l’USDA abbia rimosso le citazioni di Rascal dai documenti online “per placare SeaWorld”.

Blu Di Marco

Sono laureanda in Lettere moderne presso l’Università Statale di Milano. Appassionata di libri da quando ero in pancia, potrei dire di vivere in una casa di carta. Dal 2021 sono editor e autrice anche per Giovani Reporter

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