Di fronte a crimini particolarmente efferati, come quello confessato da Alessandro Impagnatiello nei giorni scorsi, parte dell’opinione pubblica resta basita di fronte all’esistenza di avvocati disposti a tutelare l’imputato. “Come può un uomo di legge giustificare un’azione del genere?”. Una domanda simile può sorgere spontanea, però contiene una fallacia logica che non sarebbe corretto ignorare. Svolgendo il suo ruolo, un avvocato non difende il crimine compiuto, bensì il diritto dell’imputato a un giusto processo. L’Italia è uno stato di diritto e in quanto tale tutela ogni cittadino in base a quanto previsto dalla legge. Persino gli ergastolani mantengono alcuni diritti fondamentali, tra cui quello al mantenimento delle relazioni familiari e affettive.
In tribunale, gli avvocati si battono affinché i loro assistiti siano giudicati solo per gli eventuali crimini che hanno effettivamente commesso, evitando che se ne aggiungano altri che nulla hanno a che fare con quanto avvenuto. Lo stesso vale per le pene previste. Chiaramente, la maggior parte degli avvocati fa il possibile per tutelare gli interessi del proprio cliente e provare a ottenere una punizione meno severa, ma esistono anche legali pronti ad accettare ogni punizione ritenuta equa.
Ogni avvocato è libero di decidere se difendere o meno un cliente, ma chi si rifiuta di rappresentare un reo confesso non è per forza più virtuoso di chi accetta di farlo. Assicurare che il processo si svolga in modo regolare, infatti, non tutela solo il singolo imputato ma anche l’intera società. Quando la giustizia fa il suo corso senza intoppi diventa possibile salvare chi è stato ingiustamente accusato di un crimine, impedire abusi di potere, salvaguardare la dignità delle parti in causa e altro ancora.
L’articolo 24 della Costituzione italiana stabilisce che “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti a ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari”.
Secondo un interpretazione fornita dalla Corte costituzionale alla fine degli anni ’70, l’articolo 24 ha come finalità “essenziale” quella di “garantire a tutti la possibilità di tutelare in giudizio le proprie ragioni”. “Per il nostro ordinamento positivo, il diritto di difesa nei procedimenti giurisdizionali si esercita, di regola, mediante l’attività o con l’assistenza del difensore, dotato di specifica qualificazione professionale, essendo limitata a controversie ritenute di minore importanza ovvero a procedimenti penali per reati cosiddetti bagatellari la possibilità che la difesa venga esercitata esclusivamente dalla parte” . Semplificando, la Corte costituzionale ritiene che l’articolo 24 riconosca il ruolo essenziale svolto dagli avvocati difensori.
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