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Stamattina sono scesi in piazza gli studenti dei licei del centro storico di Firenze al fianco degli operai della Gkn di Campi Bisenzio, che lottano da sei mesi contro la chiusura della fabbrica e i licenziamenti di 422 persone.
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Il corteo di studenti e operai è partito da piazza San Marco ed è passato davanti agli istituti del centro. “Per noi è importante scendere in piazza insieme ai lavoratori perché la lotta degli operai è anche nostra – dice Leandro Moscardi, studente dell’istituto Calamandrei di Sesto Fiorentino -. Apparteniamo tutti alla classe lavoratrice. Quando chiude una fabbrica, è un futuro precario per tutti noi”.
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Alla manifestazione studentesca di stamane a Firenze ha partecipato anche il collettivo dei lavoratori licenziati della Gkn. “Stanotte sono diventate quattro le manifestazioni d’interesse. Gkn non ha nessuna credibilità dopo quello che ha fatto – commenta Matteo Moretti, della Rsu Fiom -. Noi chiediamo al Ministero che queste manifestazioni d’interesse vengano esplicitate, che ci sia un tavolo di chiarezza. Ci sentiamo di dire che il Ministero è complice di Gkn”.
Parlando del corteo studentesco, aggiunge: “Spesso sono venuti gli studenti alle nostre manifestazioni. Ora siamo noi a scendere in piazza con loro. C’è un filo rosso che ci lega. Noi siamo i lavoratori di oggi, loro saranno i lavoratori di domani e vogliamo lasciargli un mondo migliore e un’azienda aperta come quella della Gkn”.
“Non abbiamo possibilità che sia reindustrializzato il sito – dichiara invece Dario Salvetti, del collettivo Gkn -. Sono solo ricatti, ci chiedono di firmare una cassa integrazione per cessazione di attività, altrimenti partono di nuovo i licenziamenti. Tutto viene edulcorato con i quattro possibili compratori. Ci devono dire chi vuole fare cosa. Tutto il resto sono spot pubblicitari di un fondo finanziario. Abbiamo chiesto che intervenisse Invitalia perché il passaggio sia trasparente”.
Infine, le parole di un operaio, Alessandro Tapinassi: “Noi siamo sempre in assemblea permanente, continuiamo a presidiare la nostra azienda. Noi sentiamo nostra quell’azienda. Non appartiene al fondo d’investimento. Abbiamo messo l’anima in quella fabbrica”.
“Agli studenti dobbiamo passare il testimone – conclude Tapinassi -. Ci si ritrova di nuovo insieme a manifestare in una lotta comune per difendere i nostri diritti e proporre dei valori migliori”.
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