Giuseppe De Donno si è suicidato: aveva avviato la cura con il plasma

Il medico aveva 54 anni e si era dimesso dall’ospedale di Mantova all’inizio di giugno. Al momento non sono chiare le circostanze della morte e del ritrovamento del corpo

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Plasma, sangue, Coronavirus
newsby Alessandro Bolzani28 Luglio 2021


Nel pomeriggio di ieri, martedì 27 luglio 2021, Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, si è tolto la vita. L’anno scorso il medico era stato il primo ad avviare la cura del Covid con le trasfusioni di plasma iperimmune. Questa terapia, che aveva diviso la comunità scientifica, prevedeva il prelievo del plasma da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione in altri pazienti positivi al coronavirus. Prima della trasfusione, la componente liquida del sangue era sottoposta a una serie di test di laboratorio, anche per quantizzare i livelli di anticorpi “neutralizzanti”.

De Donno aveva 54 anni e si era dimesso dall’ospedale di Mantova all’inizio di giugno. Lo scorso 5 luglio aveva avviato la sua nuova professione di medico di base a Porto Mantovano. Al momento non sono chiare le circostanze del suicidio e del ritrovamento del corpo. Si sa solo che i primi a trovarlo sarebbero stati alcuni parenti. Pare, inoltre, che De Donno non abbia lasciato alcun biglietto d’addio prima di togliersi la vita.

De Donno e la terapia con il plasma iperimmune

De Donno abitava a Curtatone con la moglie e una figlia. In seguito alla notizia del suicidio, molti cittadini hanno ricordato l’ex primario, la cui terapia ha salvato molte vite. Nonostante questi attestati di stima, nel corso degli ultimi mesi la cura era stata abbandonata, anche in seguito a sempre maggiori riscontri internazionali della sua inefficacia nel salvare i pazienti gravi. La terapia, secondo varie ricerche, era utile solo per trattare la fase iniziale della malattia.

Raffaello Stradoni, il direttore dell’Asst di Mantova, ha ricordato De Donno come una persona squisita e onesta, che durante la prima ondata si era fatta in quattro per aiutare i pazienti, guadagnandosi la stima di molti colleghi. “Aveva investito moltissimo anche nelle ricerche sul plasma, cura che ora è stata abbandonata, ma che nonostante tutto aveva dato i suoi frutti. L’abbandono del plasma per altre terapie per lui è stato sicuramente un colpo difficile da gestire”, ha aggiunto Stradoni.


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