Coronavirus, psicologi in corsia: “Qui la parola riempie vuoto e disperazione”

"Comunichiamo le morti ma siamo anche tramite di messaggi di affetto famiglie-pazienti"

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newsby Redazione2 Aprile 2020


(Roma). “Siamo psicologi e siamo in corsia proprio nell’emergenza Covid al San Matteo di Pavia. Qui i pazienti arrivano già in gravi condizioni respiratorie e non hanno il tempo di raccontare molto di loro. Medici e infermieri iniziano a curare dei corpi, nonostante la personalità sia parte della cura. Manca anche la possibilità di parlare con i familiari”, così Damiano Rizzi, presidente di Soleterre Onlus che da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus affianca il personale sanitario ma anche pazienti e famiglie di chi è colpito. “Medici ci hanno chiedo un aiuto per comunicare le morti, per non sentirsi alienati nel comunicarne 10 al giorno”, spiega. “Ma facciamo anche da ponte tra familiari e pazienti dei messaggi di affetto”, racconta Anna Roversi anche lei psicologa. “Mai come in questo caso la parola riempie un vuoto, riporta il sogno di più destini futuri possibili”, dice Rizzi.


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