Salvatore, detenuto, oggi agli arresti domiciliari, ha denunciato di essere stato picchiato dalle forze dell’ordine all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere: “La domenica delle palme siamo venuti a sapere che in un reparto c’era un caso di coronavirus. La paura era tanta e temevamo di infettarci tutti. Così abbiamo iniziato una protesta, con la battitura delle sbarre. Una protesta pacifica che è durata un’ora“, racconta.
“Il giorno dopo, verso le 15.30 sono arrivati in reparto circa 300 agenti in assetto antisommossa. Sono entrati in tutte le celle e hanno riempito tutti di botte – prosegue -. Ad alcuni, tenendoli bloccati, hanno anche tagliato la barba. Poi ci hanno scaraventato fuori le celle, quattro alla volta, e ci hanno massacrato finché non siamo arrivati giù, nel cortile. Poi ci hanno fatto risalire ed è ricominciato il pestaggio a ritroso: dal cortile alla cella. Intanto ci riempivano di parolacce e ci dicevano ‘da oggi comandiamo noi, voi non siete più nessuno, siete la feccia della società’“.
Un’esperienza, quella denunciata da Salvatore, che lo ha profondamente segnato: “Io sono ancora traumatizzato, la notte mi sveglio all’improvviso e rivivo tutto quello che è successo. Ho deciso di denunciare tutto, non tanto per me ma per tutti quelli che sono ancora dentro e non possono fare nulla“, racconta ancora.
Sulla vicenda è intervenuto Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania. “Ho ricevuto diverse telefonate da familiari dei detenuti del padiglione ‘nilo’ del carcere di Santa Maria Capua Vetere, che segnalavano un’ipotesi di pestaggi e violenza. Parlavano di un’irruzione violenta per riportare l’ordine o fare perquisizioni. Ho ascoltato la settimana scorsa 8 detenuti del padiglione ‘nilo’ e tutti hanno confermato una serie di pestaggi e violenze che hanno subito lunedì scorso nel carcere. Me l’ha confermato anche il detenuto, attualmente agli arresti domiciliari, Salvatore. È grave intervenire con violenza indiscriminata: a chi sbaglia va tolta la libertà ma non la dignità“, le sue parole.
E ancora: “Dopo aver già scritto la settimana scorsa alla procura della repubblica lo rifarò anche questa settimana. Sulla questione del carcere il ministro gioca a nascondino. Non credo servano interrogazioni parlamentari affinché il ministro intervenga per verificare cosa sia successo in quel carcere“, conclude il garante.
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