CRONACA

Addio a Giovanna Marini, la cantautrice instancabile

Artista, produttrice, ricercatrice instancabile: se n’è andata a 87 anni Giovanna Marini, la cantante che ha dedicato la vita alle storie

La musica italiana piange Giovanna Marini, icona indiscussa della canzone popolare e sociale italiana, scomparsa oggi all’età di 87 anni.

Soprannominata la Joan Baez italiana, la cantautrice ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama musicale, non solo per la sua voce unica ma anche per le sue collaborazioni significative, come quella con Francesco De Gregori.

Addio a Giovanna Marini, icona indiscussa della canzone popolare e sociale italiana

Nata a Roma, figlia del compositore Giovanni Salviucci e allieva del celebre chitarrista Andres Segovia, Marini si definiva una “cantastorie”. La sua carriera prese avvio nei primi anni ’60, in un periodo particolarmente fiorente e seminale per la cultura italiana, riuscendo a incontrare e trovare punti di contatto con intellettuali assoluti del calibro di Pier Paolo Pasolini e Italo Calvino.

Nel corso degli anni è poi diventata una figura centrale della canzone italiana, distiguendosi per le sue canzoni di impegno civile e di protesta, lavorando con Ivan Della Mea, Paolo Pietrangeli, i Pastori di Orgosolo, il Gruppo di Piadena. Dopo la morte di Pasolini, affermò: “Un paese che è capace di uccidere un poeta è un paese malato”.

Addio alla cantautrice Giovanna Marini – ALESSIA PARADISI / ANSA – CD – Newsby.it

 

Conosceva l’esperienza di Cantacronache e incontrava i primi grandi protagonisti della canzone sociale e politica italiana come Ivan Della Mea o come Paolo Pietrangeli, l’autore di Contessache diventerà canzone simbolo del ’68 italiano.

Ma già prima, Giovanna Marini partecipava al Festival dei Due Mondi di Spoleto, nel 1966 a Ci ragiono e canto di Dario Fo. E intanto imparava: da una mondina, Giovanna Daffini, imparava le canzoni delle lavoratrici dei campi di riso, dal poeta sardo Peppino Marotto l’arte del racconto popolare. La canzone come vocazione, come voce degli ultimi, come strumento di denuncia sociale.

Negli anni ’70, fonda la prima scuola popolare di musica in Italia, situata nel quartiere Testaccio a Roma, diventando un luogo di formazione e di scambio culturale per intere generazioni.

Ha raccontato, oltre all’omicidio di Pasolini, la vicenda di Ulrike Meinhof, la donna suicidata in prigione dai suoi carcerieri. Ha raccontato la tragedia mineraria di Marcinelle, le Fosse Ardeatine, la strage di Ustica, e lo ha fatto con l’approccio quasi giornalistico, di una cronista che racconta con partecipazione e mai con distacco. E lo ha fatto anche da un punto di vista colto: per dieci anni, ha insegnato etnomusicologia all’Università Paris VIII.

La sua collaborazione con De Gregori nel 2002, attraverso l’album Il fischio del vapore, non fu solo un ritorno alle radici musicali italiane, ma un potente promemoria del suo talento e della sua capacità di reinventare e mantenere viva la tradizione musicale del paese.

Giovanna Marini rappresenta una delle voci più autentiche e influenti, rappresenta la storia dell’impegno civile in musica vista dal nostro Paese. Una donna grandissima la cui arte è una vera e propria avventura dentro la voce, dentro la Storia, dentro l’emozione. Di sé diceva: “Faccio la musica con la mia testa, con le mie mani, come i biscotti della nonna”.

Il Club Tenco ricorda con queste parole Giovanna Marini: “È morta Giovanna Marini. Musicista di eccelsa formazione e cultura, con le sue composizioni ha scritto alcune pagine indelebili della storia della canzone. Premio Tenco nel 1983 e poi Premio Rambaldi nel 2018 – per Cose di Amilcare a Barcellona –, è stata più volte acclamata ospite delle diverse iniziative del Club Tenco che l’ha seguita in tutta la sua luminosa carriera italiana e internazionale. Amandola, riamato”.

Giulia De Sanctis

Laureata in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo, collaboro attivamente con riviste e testate web del settore culturale, enogastronomico, tempo libero e attualità.

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