Immigrazione e violenza di genere: esiste davvero un legame?

Il legame tra immigrazione e violenza di genere è spesso oggetto di dibattito politico, ma cosa dicono i dati? Le statistiche smentiscono molte affermazioni, evidenziando il ruolo dei fattori socioeconomici nella criminalità. Scopri l’analisi completa su numeri e realtà dietro questo tema

Negli ultimi mesi, diversi esponenti della destra e dell’estrema destra europea hanno associato la presenza di immigrati all’aumento della violenza di genere. Questo tema ritorna frequentemente nel dibattito pubblico, spesso alimentato da dichiarazioni prive di dati concreti a supporto.

Immigrazione e violenza di genere: c’è qualche correlazione?

In Italia, ad esempio, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante un’intervista rilasciata a Donna Moderna in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre), ha parlato di un aumento dei casi di violenza sessuale commessi da persone straniere. Tuttavia, non ha fornito cifre o fonti a sostegno di questa affermazione.

Un discorso simile era stato già espresso dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, suscitando polemiche nel corso dell’inaugurazione di una fondazione dedicata alla memoria di Giulia Cecchettin, uccisa dall’ex fidanzato incapace di accettare la fine della relazione. Nel suo intervento, Valditara aveva dichiarato che l’incremento delle violenze sessuali fosse legato anche a forme di marginalità e devianza derivanti dall’immigrazione illegale. Il ministro aveva inoltre sostenuto che il patriarcato in Italia fosse terminato con la riforma del diritto di famiglia del 1975, affermazione che ha generato un acceso dibattito.

Immigrazione e violenza di genere: esiste davvero un legame?
Immigrazione e violenza di genere: esiste davvero un legame? – ANSA – Newsby.it

 

Anche in Francia, esponenti dell’estrema destra hanno sostenuto teorie simili. Alice Cordier, influencer e attivista di estrema destra, ha affermato nel novembre 2024 che il 20% delle violenze sessuali in Francia sarebbe commesso da stranieri. Cordier è a capo del collettivo Némésis, vicino a gruppi antiabortisti e al cattolicesimo reazionario, che si oppone al femminismo tradizionale ritenendolo troppo vicino alla sinistra. Simili affermazioni sono state fatte anche dall’europarlamentare Marion Maréchal, secondo cui il 77% degli stupri per strada a Parigi sarebbero stati commessi da stranieri.

Le statistiche ufficiali non confermano queste affermazioni. Secondo i dati del Ministero dell’Interno francese aggiornati al 2022, l’87% degli accusati di stupro (al di fuori dell’ambito familiare) erano cittadini francesi, mentre solo il 13% era straniero. Considerando che gli immigrati rappresentano circa l’8% della popolazione francese, la loro presenza tra gli accusati è più alta della media demografica, ma non ai livelli descritti da alcuni esponenti politici.

In Italia, i dati più recenti forniti dall’Istat (2022) rivelano che 5.775 persone sono state denunciate o arrestate per violenza sessuale, un insieme di reati che include molestie, tentativi di stupro e stupri. Di queste, 3.340 erano italiane (57,8%) e 2.435 straniere (42,2%). Anche in questo caso, gli stranieri sono sovrarappresentati rispetto alla loro quota demografica (8,9% della popolazione), ma bisogna considerare diversi fattori prima di trarre conclusioni affrettate.

Un problema fondamentale è che i dati italiani si basano esclusivamente sulle denunce presentate alle forze dell’ordine, senza distinguere tra molestie e stupri. Inoltre, secondo Istat, in Italia solo il 16% delle donne vittime di violenza denuncia il proprio aggressore. Questo significa che le statistiche ufficiali potrebbero sottostimare il fenomeno e non rappresentare fedelmente la realtà.

Come spiega la giornalista e scrittrice Donata Columbro, esperta di analisi dei dati, «non esistono database ufficiali che distinguano tra reati commessi da immigrati regolari e irregolari. Tuttavia, il ministro Valditara ha parlato di “immigrati irregolari” senza citare alcuna fonte».

Columbro sottolinea anche un altro punto fondamentale: le statistiche mostrano che gli italiani restano la maggioranza degli autori di reati sessuali. Inoltre, il dato sulle denunce suggerisce che gli stupri sono denunciati più frequentemente quando l’aggressore è uno sconosciuto, mentre molte violenze domestiche non vengono denunciate. Gli studi Istat del 2006 e del 2014 hanno dimostrato che nella maggior parte dei casi le violenze avvengono in ambito familiare e l’aggressore è un partner o un parente.

L’idea che gli immigrati rappresentino un pericolo specifico per le donne è un argomento utilizzato dall’estrema destra per giustificare politiche migratorie restrittive. Come spiega Anne Bouillon, avvocata specializzata nella difesa delle vittime di violenza, «la violenza contro le donne non ha classe sociale, etnia o nazionalità». Secondo Bouillon, il più grande denominatore comune tra le donne che subiscono violenza è essere vittime di uomini, indipendentemente dall’origine di questi ultimi.

D’altra parte, gli studi criminologici hanno evidenziato che la criminalità è influenzata più da fattori socioeconomici che dall’origine etnica. L’economista Jérôme Valette, esperto di migrazioni presso il Centre d’études prospectives et d’informations internationales (Cepii), afferma che «non esiste un legame causale diretto tra immigrazione e criminalità».

A parità di condizioni socioeconomiche e demografiche, immigrati e cittadini autoctoni hanno lo stesso rischio di commettere reati. Tuttavia, gli immigrati spesso appartengono a fasce più giovani e svantaggiate, due categorie che, in generale, hanno una maggiore probabilità statistica di essere coinvolte in reati.

I dati di Eurostat confermano che gli stranieri sono più esposti alla povertà rispetto ai cittadini autoctoni nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea. E la precarietà economica può essere un fattore che aumenta il rischio di criminalità, indipendentemente dalla nazionalità.

Nonostante alcune dichiarazioni politiche, non esistono prove concrete che dimostrino un legame diretto tra immigrazione e violenza di genere. I dati mostrano che la maggioranza delle violenze sessuali sono commesse da cittadini autoctoni e che le donne denunciano più spesso aggressioni da parte di sconosciuti rispetto a quelle avvenute in ambito familiare.

Piuttosto che alimentare stereotipi, è necessario adottare politiche efficaci di prevenzione e contrasto alla violenza di genere, indipendentemente dall’origine etnica degli aggressori. La priorità deve essere quella di proteggere le vittime, garantire un sistema di denuncia accessibile e lavorare per ridurre la disparità socioeconomica, che rimane uno dei principali fattori di rischio per la criminalità in generale.

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